Nel territorio imolese richiesti ammortizzatori sociali per 14.500 lavoratori

Nel circondario imolese si moltiplicano le richieste di ammortizzatori sociali: al 10 aprile sono stati sottoscritti dalla nostra organizzazione 800 accordi per un totale di 14.500 lavoratori coinvolti.
Il settore che ha utilizzato maggiormente questo strumento è quello meccanico con 346 accordi e 8.096 lavoratori interessati, seguito da quello chimico-ceramico con 39 accordi per 3.434 lavoratori. Anche il commercio ha subito gli effetti dei DPCM, soprattutto i piccoli negozi e i parrucchieri: 251 accordi con 835 lavoratori coinvolti, mentre 23 accordi interessano le agenzie interinali per 65 lavoratori.
Nel settore dell’edilizia e del legno 85 accordi per 822 lavoratori; nei trasporti 16 accordi con 484 lavoratori; cartografici con 17 accordi e 225 lavoratori; le scuole materne e la cooperazione sociale 7 accordi e 486 lavoratori; la scuola privata con 9 accordi e 157 lavoratori; settore agricolo con 4 accordi e 62 lavoratori; 2 accordi nelle assicurazioni.
All’interno di questi numeri troviamo anche le proroghe che diverse aziende hanno richiesto per prolungare gli ammortizzatori.
In questo periodo sono arrivati dalla Prefettura anche i dati riguardanti la richiesta di apertura da parte delle aziende: nel nostro territorio il Prefetto ha concesso 300 autorizzazioni in deroga ai codici Ateco, aziende o singoli reparti quindi che possono continuare la produzione tramite il silenzio-assenso. Infatti, all’interno di questi numeri sono incluse anche le aperture di singoli o più settori delle aziende che ne hanno fatto richiesta. Dal momento che il DPCM del 10 aprile ha esteso le tipologie delle attività che possono riprendere la produzione, prevediamo un aumento delle aziende che faranno richiesta al Prefetto perché collegate alle aziende con diritto di apertura. Il DPCM prevede che le regioni possano esprimere una valutazione nel merito e questo ci può permettere, attraverso un dialogo costruttivo con le istituzioni, le parti datoriali e sociali di ottenere un’omogeneità nei diversi territori dell’Emilia Romagna, cosa che non sta accadendo in questo momento.

Mirella Collina

«Siamo molto preoccupati per i lavoratori che stanno ancora aspettando il pagamento dall’Inps e in questo momento non possono neppure contare sull’anticipo previsto dalle banche ancora in attesa – afferma Mirella Collina, segretaria generale della Cgil di Imola -. Difficoltà tecniche e procedurali che si abbattono sui lavoratori e le lavoratrici. Stiamo tutti aspettando l’avvio della cosiddetta “fase 2”: non spetta ai sindacati stabilire quando inizierà, ma dovranno deciderlo il Governo e il Comitato tecnico scientifico. Sicuramente deve essere prevista una fase di transizione che ci permetta di riappropriarci della nostra vita quotidiana e lavorativa in modo graduale e sicuro per la salute di tutti. Il nostro ruolo perciò ci impone di pretendere che vengano garantite tutte le procedure per mettere in sicurezza e tutelare la salute dei lavoratori, con un’organizzazione del lavoro che preveda il distanziamento tra i lavoratori, adeguati dispositivi di protezione anche rispetto ai mezzi di trasporto. I controlli in tutti i luoghi di lavoro devono essere capillari. Dobbiamo riprendere anche nel nostro territorio un percorso partecipato attraverso un “tavolo di lavoro virtuale”, lasciato decadere all’inizio della pandemia, con gli obiettivi che ci eravamo posti: far ripartire il nostro territorio. Sono cambiate totalmente le condizioni economiche e sociali del circondario imolese, ma proprio questo ci deve dare la spinta necessaria per rimetterci al lavoro tutti insieme, istituzioni, parti sociali e datoriali per il nuovo Patto territoriale che ci faccia uscire da questo periodo buio. All’ordine del giorno innanzitutto la gestione della lunga fase di transizione che ci aspetta e la condivisione di idee e sperimentazioni nuove per tutti i settori produttivi, i commercianti, gli artigiani ma anche il nostro welfare. Il contraccolpo di questa crisi non è solo economico ma anche sociale e dovremo essere in grado di sostenere le persone in difficoltà, sempre più numerose».