Lavoro, Pace, Ambiente, Welfare, Costituzione:
insieme sulla Via Maestra
C’è una strada che parte dalla Costituzione e prova a riportare al centro il lavoro, la giustizia sociale, l’uguaglianza e la pace. È la Via Maestra, che il 17 ottobre torna in piazza a Roma con una manifestazione nazionale sostenuta da oltre cento associazioni. Il concentramento è previsto alle 13.30 a Piazza della Repubblica. Da lì partirà il corteo che raggiungerà Piazza del Popolo intorno alle 17.
Alla base della mobilitazione c’è un giudizio netto sulla situazione sociale del Paese governato da Giorgia Meloni: salari troppo bassi, precarietà, aumento delle disuguaglianze e del costo della vita, difficoltà crescenti della sanità e della scuola pubbliche, crisi industriali e mancanza di investimenti. A questo si aggiungono l’emergenza climatica, l’aumento delle spese militari e, secondo i promotori, una progressiva riduzione degli spazi di dissenso e partecipazione.
Più salari, meno precarietà
Il primo punto della piattaforma riguarda il lavoro. La richiesta è aumentare stipendi e pensioni, contrastare il lavoro povero, superare le forme di precarietà e intervenire sul divario retributivo tra donne e uomini. Per la Via Maestra, lavorare non può significare restare poveri e la stabilità deve tornare a essere una prospettiva concreta, soprattutto per le nuove generazioni.
Un fisco che faccia pagare chi ha di più
Al centro della manifestazione c’è anche la questione fiscale. La piattaforma chiede di ridurre il peso delle tasse su salari e pensioni, rafforzare il contrasto all’evasione e aumentare il contributo di grandi ricchezze, rendite ed extraprofitti. Il principio rivendicato è quello costituzionale della progressività: chi possiede di più deve contribuire di più.
Sanità e scuola, investire nel pubblico
Un altro capitolo riguarda due pilastri dello Stato sociale. La richiesta è portare il finanziamento della sanità pubblica al 7,5 per cento del pil e quello dell’istruzione al 5 per cento, assumendo personale, riducendo le liste d’attesa e garantendo servizi di qualità in tutto il territorio nazionale. La denuncia contenuta nel documento è che il progressivo indebolimento dei servizi pubblici finisca per aumentare le disuguaglianze: chi può permetterselo paga, chi non può aspetta o rinuncia.
Lavoro e ambiente dalla stessa parte
La transizione ecologica, per i promotori, non deve essere pagata da lavoratrici e lavoratori. Deve diventare invece una grande occasione di politica industriale, innovazione e nuova occupazione di qualità. Industria, energia, mobilità, agricoltura e tutela del territorio devono essere affrontate all’interno dello stesso progetto, accompagnando la trasformazione del sistema produttivo invece di subirla.
Pace, non riarmo
La manifestazione mette esplicitamente in relazione spesa militare e politiche sociali. E contesta l’aumento delle risorse destinate al riarmo rivendicando investimenti nelle priorità sociali. La piattaforma chiede quindi di fermare l’incremento della spesa militare e di puntare su diplomazia, cooperazione e disarmo.
Il diritto di dissentire
C’è infine una questione democratica. La Via Maestra rivendica il diritto di manifestare, protestare e dissentire, chiede di garantire gli spazi sociali e di abrogare le norme dei decreti sicurezza considerate limitative della libertà e della partecipazione. Difendere e attuare la Costituzione significa, per i promotori, anche tutelare l’equilibrio tra i poteri, l’uguaglianza dei diritti e l’unità del Paese, rafforzando rappresentanza e partecipazione democratica.
È attorno a queste rivendicazioni che il 17 ottobre la Via Maestra chiama alla mobilitazione nazionale. Non una somma di singole vertenze, ma il tentativo di ricomporle dentro una stessa idea di Paese: più salario e lavoro stabile, servizi pubblici universali, giustizia fiscale, transizione ecologica, pace, libertà e democrazia. Questa è la strada da percorrere. Oggi, però, l’Italia va nella direzione opposta.
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