Metalmeccanica, il quadro peggiora. Fiom Imola: «Subito un piano per salvaguardare i posti di lavoro»

Dal monitoraggio e dagli interventi nelle aziende da parte della Fiom Cgil di Imola emergono segnali preoccupanti per il comparto metalmeccanico del circondario imolese. Il tessuto metalmeccanico imolese, caratterizzato dall’interazione tra una rete di piccole imprese terziste e alcuni storici grandi gruppi industriali, risente direttamente della prolungata instabilità geopolitica globale e della contrazione della domanda sui mercati esteri.

Le fragilità maggiori emergono tra le piccole e micro imprese conto terziste, dove si registrano cessazioni d’attività, chiusure dirette e il protrarsi dei periodi di cassa integrazione. Nel contempo, nei principali siti produttivi del territorio si consolidano segnali di contrazione dei volumi e riorganizzazioni interne che si scaricano a cascata sull’intera filiera della subfornitura locale.

«Sebbene dati a nostra disposizione parlino di circa un 10% in meno di utilizzo di cassa integrazione per il settore metalmeccanico rispetto al 2025, purtroppo sono aumentate le piccole aziende che decidono di chiudere i battenti – spiega Marco Valentini, segretario generale della Fiom di Imola -. Sono circa una ventina le lavoratrici e i lavoratori che dall’inizio del 2026 hanno perso il posto di lavoro a causa di cessazioni di attività per le quali non c’è stata la possibilità di trovare accordi o soluzioni alternative, anche perché coinvolti in una fase avanzata delle situazioni di crisi. Altre situazioni le stiamo affrontando anche attraverso i tavoli istituzionali, ma pesano elementi normativi, soprattutto in merito agli ammortizzatori sociali, che non sempre per le piccolissime imprese vanno a totale copertura. Si tratta di micro imprese che, a causa della forte incertezza e del drastico calo degli ordinativi, non sono in grado di riorganizzarsi, né tanto meno di trovare soluzioni utili alla continuità aziendale. Parliamo di un’altra trentina di posti di lavoro a rischio».

Cresce la preoccupazione per le ripercussioni sociali e per il rischio concreto, anche sul territorio imolese, di scaricare sui lavoratori il peso di una crisi in avanzamento, a cui fare scudo anche in vista di un fine 2026 e un 2027 segnati da forte incertezza. Un quadro aggravato da un costo della vita elevato e dal continuo rincaro dei carburanti e dei beni di prima necessità, che pesano direttamente sui bilanci familiari.

«Il quadro – aggiunge Valentini – è reso ancora più complesso dalla riorganizzazione di alcuni grandi gruppi industriali, dalle difficoltà del settore della ceramica, dove la concorrenza cinese e asiatica si fa sempre più minacciosa, e di quello agricolo, oltre che dalle multinazionali che investono altrove e da imprese locali che potrebbero riorganizzarsi in tempi brevi. Il territorio imolese, del resto, non è immune dalle dinamiche che si protraggono a livello nazionale. Basti pensare alla grave crisi dell’automotive, che sta già scaricando pesanti ripercussioni sull’intera filiera locale e regionale. In questo contesto, nessun settore può considerarsi al sicuro».

Anche nei segmenti apparentemente più stabili le prospettive restano precarie e segnate da forte incertezza: «Persino dove il settore legato al movimento terra rileva una media in linea con lo scorso anno – precisa Valentini – la tenuta rischia di essere fragile perché il pericolo di internalizzazione delle produzioni è molto alto. E dietro alle internalizzazioni ci potrebbero essere aziende monocommittenti destinate ad andare in forte difficoltà, e dietro di esse numerose famiglie di lavoratrici e lavoratori».

Di fronte a questo scenario, la posizione della Fiom rimane ferma: «Le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici che rappresentiamo sono persone che da sempre hanno trainato l’economia e lo sviluppo del territorio. Non intendiamo sottostare a logiche di mercato che mettano in difficoltà le famiglie e il tessuto sociale. Un avvertimento va soprattutto a chi, come già successo in passato, ritiene di fare profitto sulle spalle di chi rappresentiamo e pensa di far pagare la crisi alle lavoratrici e ai lavoratori. Risponderemo con la mobilitazione, a partire dalla manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma “La Via Maestra”, dove saremo presenti. Riteniamo necessario un impegno congiunto di tutte le parti sociali, politica inclusa, per garantire un’attrattività industriale degna del nostro territorio. Tanto è stato fatto in passato, grazie anche al Patto per il Lavoro regionale appena rinnovato, ma con uno scenario che rischia di peggiorare dobbiamo difendere insieme le sorti del nostro comparto industriale da qui ai prossimi mesi, che si preannunciano difficili. Per questo motivo – conclude Valentini – chiediamo di un tavolo di confronto permanente tra istituzioni locali, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali. Occorre intervenire per rendere maggiormente accessibili gli ammortizzatori sociali prima che sfocino in esuberi strutturali, mettendo in campo strumenti di salvaguardia occupazionale con interventi coordinati che guardino in prospettiva».