Sciopero unitario e manifestazione, giovedì 14 novembre

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La legge di stabilità va cambiata. Lavoratori e pensionati continuano ad essere penalizzati. Per questa ragione Cgil, Cisl e Uil hanno indetto 4 ore di sciopero che nel territorio imolese sono state proclamate per giovedì 14 novembre nella mattinata (per i turnisti le ultime 4 ore del turno), con manifestazione nella galleria del centro cittadino di Imola, a partire dalle ore 9.30.

«Per favorire crescita e occupazione occorre una decisa svolta – affermano Elisabetta Marchetti, segretaria generale della Cgil di Imola, Danilo Francesconi, segretario generale aggiunto della Cisl metropolitana, e Giuseppe Rago, coordinatore Uil Imola –. La legge di stabilità, invece, non mette in campo risorse adeguate per ridurre la tassazione su lavoro e imprese, né taglia la spesa pubblica improduttiva e i costi della politica. Con questo sciopero chiediamo che il lavoro venga messo al centro delle politiche del governo, proprio a partire dalla legge di stabilità, che va radicalmente modificata per tentare di uscire dalla recessione e tornare a crescere».

Ridurre le tasse a lavoratori, pensionati e imprese è il primo punto inserito nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, che al Parlamento chiedono anche di rifinanziare subito la cassa integrazione, dare certezze ai lavoratori esodati, rivalutare le pensioni, riqualificare il sistema dei servizi, riformare le istituzioni e la pubblica amministrazione, riducendone costi e inefficienze e valorizzando le molte risorse professionali esistenti.

Nel dettaglio i sindacati suddividono in tre capitoli gli interventi di modifica necessari sulla legge di stabilità. Il primo è relativo al fisco. Per diminuire realmente le tasse che gravano sulle famiglie, è necessario varare quanto prima un significativo aumento delle detrazioni sia per i lavoratori dipendenti che per i pensionati, una misura che incrementerebbe il loro potere di spesa e, conseguentemente, porterebbe ad un aumento dei consumi. Tra gli altri interventi proposti figurano anche il rafforzamento della detassazione del salario di produttività, da estendere anche ai lavoratori del settore pubblico, la correzione degli elementi di iniquità della nuova tassazione immobiliare (Trise), la cancellazione della prevista riduzione delle agevolazioni fiscali e, infine, il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Il peso del prelievo fiscale deve essere spostato, in modo da alleggerire la pressione su lavoro e imprese, la più alta in Europa, e chiedere di più ai redditi e alle ricchezze che non producono lavoro, come le rendite finanziarie, le speculazioni e le grandi concentrazioni di patrimoni.

Il secondo capitolo di intervento è incentrato sulla rivalutazione delle pensioni. Cgil, Cisl e Uil sostengono che è necessario porre rimedio all’iniquità e alla rigidità introdotti dalle norme Fornero sul sistema previdenziale, ripristinando i meccanismi preesistenti di indicizzazione delle pensioni, evitando così l’erosione progressiva che i trattamenti pensionistici hanno subito in questi anni. Nell’ultimo capitolo, infine, i sindacati sostengono che vada attuato un taglio significativo della spesa pubblica improduttiva e dei costi della politica. L’insieme dei servizi deve essere qualificato attraverso la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione e la valorizzazione della professionalità dei dipendenti pubblici.

Cgil, Cisl e Uil non si limitano ad indicare le criticità su cui intervenire. Elencano anche diversi canali per reperire le risorse necessarie, ad esempio attraverso l’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze non investite, così da allineare il nostro Paese con gli altri Stati europei, la riduzione drastica del numero delle società pubbliche e degli enti inutili e dei componenti dei consigli di amministrazione, il blocco delle consulenze a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica.

«Lo scopo di questo sciopero unitario – concludono Marchetti, Francesconi e Rago – è quello di indurre le Camere a modificare la legge di stabilità nel segno dell’equità, attraverso diverse politiche fiscali ed economiche, in grado di difendere il lavoro e dare slancio all’economia, ai consumi e agli investimenti».