Fiom Imola: “Libertà di licenziare e manganellate sono la nuova ricetta?”

fiomComprendiamo la preoccupazione di alcuni esponenti locali del PD i quali si propongono  e auspicano che candidati e militanti consumino le suole delle scarpe per raggiungere operai, piccoli imprenditori, artigiani in occasione delle imminenti elezioni regionali. In effetti le sedi di partito si sono da tempo svuotate della società reale e in particolar modo di chi è sempre stato base elettorale della sinistra.

Da tempo le lavoratrici e i lavoratori, quelli che si spaccano la schiena appunto, i disoccupati, i giovani senza futuro non vivono più il partito, così come la politica in generale, come un luogo dove trovare risposte collettive ai propri bisogni e dove impegnarsi per elaborarne insieme. Troviamo tuttavia singolare che il “modello Leopolda” sia considerato una risposta a questa disaffezione.

Chi consuma la suola delle scarpe ogni giorno e non solo nelle grandi occasioni, nelle fabbriche, nei posti di lavoro su tutti i territori e a livello nazionale; chi ha la fila fuori dalle proprie sedi, dai propri uffici, sa che l’umore non è esattamente da Leopolda. Chi campa o dovrebbe campare del proprio lavoro istintivamente ha il sentore che dietro alle definizioni in inglese e alle convention c’è la solita fregatura.

Il “Jobs act” infatti ripropone una  vecchia ricetta: tagliare salari e diritti a chi li ha con il pretesto di dare maggiori prospettive a chi ne è privo, peggiorando così le condizioni di tutti. Non è stata tolta la scala mobile per far ripartire l’economia? Non sono state introdotte forme contrattuali precarie per dare lavoro ai giovani? Non sono state fatte riforme pensionistiche per garantire la pensione ai giovani?
Si dice che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni e così è! La disoccupazione giovanile è alle stelle, in pensione si andrà a 70 anni con un reddito da indigenti, l’economia non solo non è ripartita ma è in una crisi epocale.

In che cosa consiste la novità politica nel rendere ancora più facile licenziare, nel controllo a distanza, nel demansionare (cioè abbassare livello retributivo e salariale), nel diminuire ulteriormente il salario degli apprendisti, nel rendere il contratto a termine rinnovabile a vita semplicemente cambiando mansione al lavoratore? Che senso ha parlare di contratti a tutele crescenti se le tutele diventano inesistenti?

Non basta usare termini inglesi per camuffare la solita vecchia minestra!

L’articolo 18 sarebbe un obsoleto arnese che contribuisce alla precarietà ed alla disoccupazione… nel territorio imolese ad esempio abbiamo vissuto la chiusura della CNH con la perdita di oltre 500 posti di lavoro, ci chiediamo: è stata colpa dell’articolo 18 e quindi delle rigidità operaie o del fatto che, a fronte degli impegni presi, dalle istituzioni locali fino a quelle nazionali, di elaborare un progetto industriale per dare una prospettiva al sito produttivo, non è seguito un bel nulla? La CESI non sarebbe fallita se ci fosse stata maggiore libertà di licenziare? Le imprese che non hanno mercato per i loro prodotti lo avrebbero se potessero licenziare più facilmente?

Ci dobbiamo aspettare che la cancellazione dell’articolo 18 quindi produrrà nuove assunzioni da parte delle imprese del nostro territorio come ad esempio la Cooperativa Ceramica, la 3elle, l’AEPI, la Sacmi, la Cefla, la SO.GE.M.A. ecc?
Più semplicemente, pensiamo noi, si vuole poter licenziare senza troppi intralci lavoratrici e lavoratori in esubero come se fossero scarti industriali di cui sbarazzarsi e per i quali si vanno riducendo anche gli ammortizzatori sociali. Si deve poter licenziare chi intralcia la produzione perché a 50 non è più pienamente efficiente o chiede di far rispettare un proprio diritto. Altro che progresso, altro che modernità…
Le proposte coraggiose, le proposte innovative, le tutele crescenti sarebbero ben altre, ma forse la BCE come Wall Street così come Squinzi e i Marchionne di turno non ne sarebbero contenti, così l’impavido Matteo cambia nome al piatto da servire ma dentro c’è la solita minestra.

Ecco i nuovi metodi: libertà di licenziamento e, chi non e’ d’accordo e manifesta contro, manganellate. Più che il futuro ricorda il passato e gli anni ‘50 quando le cariche della polizia rispondevano agli scioperi. I metalmeccanici Imolesi esprimono vicinanza e solidarietà agli operai della Thyssen per quanto è successo oggi a Roma e gli dicono di non mollare.

Allora diciamo noi 10,100, 1000 piazze San Giovanni.

Segreteria Fiom Imola