Cgil Emilia Romagna contro la chiusura dei porti: solidarietà, diritti, umanità

L’inqualificabile scelta dei ministri Salvini e Toninelli di chiudere i porti italiani alla nave Aquarius colma di migranti salvati in mare, guarda caso annunciata nel giorno delle elezioni amministrative in 761 città, lascia poco spazio alle interpretazioni: siamo ancora nel pieno di una interminabile campagna elettorale in cui si continua cinicamente a lucrare sulla paura e sulla percezione di insicurezza di una popolazione stremata più dalla crisi che dai flussi migratori.

Cgil Emilia Romagna, da sempre sostenitrice dei valori della solidarietà, della pace e della cooperazione internazionale continuerà ad opporsi a scelte che portino all’affermazione di un paese chiuso, arroccato e intollerante, con sfumature xenofobe e derive razziste. La Cgil Emilia Romagna condanna senza esitazioni la scelta del governo di chiudere i porti italiani ed esprime la propria indignazione verso atti che limitano il diritto di mobilità, sempre esercitato, anche da noi italiani, con buona pace di Salvini e Toninelli, nei secoli.

Contravvenendo alle leggi del mare, al diritto internazionale, agli accordi presi in sede europea e internazionale, oltre che ai più elementari principi di solidarietà umana, il governo italiano si assume la responsabilità di mettere a repentaglio la vita delle 629 persone soccorse in mare, tra cui 7 donne incinte, 11 bambini e 123 minori non accompagnati. La decisione presa è la rappresentazione plastica di ciò che dovrebbe preoccupare tutti i cittadini italiani, non solo le “persone di buona volontà”. Infatti, uno dei primi atti del cosiddetto “governo del cambiamento” riporta ai peggiori incubi della storia del ‘900.

Al governo italiano e ai suoi sostenitori chiediamo di non cancellare lo stato di diritto!

La scelta del governo mira a riprodurre la rappresentazione di un paese sotto assedio mentre i flussi dei migranti in arrivo sono notevolmente diminuiti nel 2018 così come sono diminuitele richieste di asilo. Il problema dell’ Italia e dell’Europa in questo momento non dovrebbe essere costruire muri e barriere ma intensificare il dialogo e la cooperazione con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Libia e Tunisia in primis) e con quelli di transito e di origine (in Africa subsahariana e in Medioriente) dei migranti. Anche e soprattutto attraverso la diplomazia. Offendere la Tunisia, ad esempio, partner privilegiato per scambi commerciali, oltre che uno dei pochissimi paesi con cui esiste un accordo per il rimpatrio dei migranti irregolari, non sembra una buona pratica!!!

Cgil Emilia Romagna, nel mobilitarsi, continuerà a contrastare quanti, in nome di una ideologia veteronazionalistica pensano che, chiudendo porti e frontiere, costruendo muri o attivando respingimenti, spariscano le diseguaglianze, le marginalità e le povertà che costringono milioni di persone, anche italiane – non lo si dimentichi – a spostarsi dal proprio luogo di origine per cercare condizioni di vita dignitose per se’ e per la propria famiglia.