«Le imprese devono fare squadra per lo sviluppo del territorio e il rilancio dell’occupazione»

E’ positivo il bilancio del ciclo di incontri, svoltosi nelle quattro settimane di maggio, intitolato “I martedì del lavoro, laboratorio di idee”, in cui sono intervenuti alcuni tra i più rappresentativi addetti ai lavori della manifattura, del commercio, del turismo, della pubblica amministrazione e dell’agricoltura del circondario, per parlare di sviluppo del territorio e delle idee da mettere in campo per rilanciare l’occupazione.

In tutti gli incontri è emersa con forza l’esigenza di creare, tra le imprese del circondario, un nuovo modello collaborativo, una sorta di gioco di squadra che unisca le forze per valorizzare le esperienze e le eccellenze che già esistono e non sono poche, ma che soffrono tutte delle stesse patologie, evitando così anche il rischio che diventino croniche.

Nel dettaglio si possono così riassumere. Innanzitutto si avverte la necessità di fare innovazione e ricerca, sviluppare nuove tecnologie. Per fare qualche esempio il 40% delle aziende manifatturiere non investe nel prodotto e nel ciclo produttivo, il settore agricolo ha bisogno di investimenti in ricerca e sperimentazione, nel turismo e commercio servirebbe una progettualità a lungo respiro che metta i due settori in relazione tra loro. Nel comparto pubblico si dovrebbe arrivare ad una maggiore efficienza, cogliendo tutte le opportunità che la tecnologia rende disponibili.
Tuttavia, viste le piccole dimensioni della gran parte delle nostre imprese, la ricerca è possibile solo a determinate condizioni: promossa dal pubblico, ma con le esigue risorse disponibili ci sono dei limiti oggettivi, oppure attraverso investimenti pubblico- privati con il fine di attingere ai fondi regionali, nazionali, europei e promuovere nuove attività o integrare quelle esistenti.

Un altro obiettivo emerso è quello di aumentare il valore aggiunto dei nostri prodotti, che nel caso delle attività di piccole e medie dimensioni è diventata una delle priorità, premesso che la fiscalità generale resta un elemento di forte criticità. Se da un lato c’è la necessità di riportare in Italia la subfornitura emigrata all’estero, vedi la manifattura, puntando su qualità, efficienza e competenze (esistono già alcuni casi interessanti anche nel nostro territorio), dall’altro l’aumento della produttività passa attraverso investimenti su tecnologie e formazione con evidenti problemi legati alla dimensione delle imprese. La qualità del prodotto resta in ogni caso il punto centrale nella nuova era globalizzata e questo vale per tutti, l’automazione, la meccatronica, i marchi, la tracciabilità del prodotto alimentare, la qualità della vita, la promozione del territorio (attrarre investimenti passa anche attraverso la qualità del territorio in senso globale, visto come competenze professionali, infrastrutture, servizi, scuola, sanità).

Sulla formazione è stata evidenziata l’esigenza di integrarla ad un processo finalizzato agli obiettivi e alle necessità. Serve un punto di raccordo che sia in grado di orientare le scelte, che faccia sintesi dei bisogni, che si interfacci sui dati reali per sapere di quanti tecnici meccatronici ha bisogno la manifattura, di quanti infermieri o assistenti per la sanità, di quanti operatori di macchine agricole o potatori, anche per dare risposte in termini di ricollocazione ai disoccupati. Un ruolo attivo va ricercato inoltre nel sistema scolastico per mettersi maggiormente in relazione al mondo delle imprese, anche promuovendo percorsi di istruzione ispirati al modello duale tedesco (vedi accordo Ducati Lamborghini) o ai percorsi post diploma (ITS).

Il rapporto con il credito, per quanto riguarda i finanziamenti, è un altro dei problemi evidenziati che si colloca in un quadro di regole che rischia di penalizzare le piccole attività e in particolare quelle che nel recente passato non si sono ricapitalizzate. La battuta più ricorrente è quella che i finanziamenti migliori sono a disposizione di chi non ne ha bisogno. Resta invece il fatto che il credito per svolgere un ruolo attivo nell’economia locale deve essere un tutt’uno con il territorio e con le imprese. Le grandi aggregazioni degli Istituti di credito, che sicuramente sono stimolate da processi organizzativi talvolta indispensabili, non devono perdere di vista i bisogni dei territori.

Paolo Stefani, segretario generale Cgil Imola

Paolo Stefani, segretario generale Cgil Imola

«Il nostro agire quotidiano a stretto contatto con le lavoratrici, i lavoratori e le aziende – commenta Paolo Stefani, segretario generale della Camera del lavoro imolese – ci pone da un punto di osservazione privilegiato, che è stato arricchito dagli incontri di maggio, ma che conferma le grandi difficoltà in cui versa la nostra economia che oggi paga i prezzi più alti, in termini occupazionali, in percentuale rispetto alla Città Metropolitana. Le uniche voci fuori dal coro riguardano le aziende che esportano anche sulla scia del momento favorevole della moneta debole e del calo del petrolio, ma che tuttavia ci consegnano dei dati di una crescita senza una nuova sostanziale occupazione. I provvedimenti del governo, ad oggi, stanno producendo solo trasformazioni di rapporti di lavoro già esistenti con l’obiettivo di incassare gli incentivi triennali messi a disposizione e con l’incognita di cosa succederà al termine. Per guardare oltre serve invece che si metta in campo una stagione di investimenti mirati a creare nuova e buona occupazione stabile. I nostri ospiti hanno tutti riconosciuto l’importanza di una politica nazionale che fissi le strategie generali, ma servono anche interventi locali tesi ad attivare quelle sinergie in grado di raccogliere la nuova sfida. La cooperazione può svolgere un ruolo estremamente importante in questa direzione e contribuire a costruire un processo che riporti al centro il valore delle scelte collettive. In un’altra stagione difficile, questo territorio ha creduto nell’economia partecipata trovando così una via d’uscita e oggi c’è la necessità di riscoprire proprio quei valori, che caratterizzano le nostre radici, in una chiave rinnovata. Il Circondario, con la sua autonomia, è considerato da tutti il luogo adatto a assumere queste decisioni, consapevoli che serva uno stretto rapporto con la Città Metropolitana che si propone come baricentro regionale. La lettura è quella di un territorio che può farcela – conclude Stefani – a condizione che ritrovi la capacità di stare insieme e, per quanto ci riguarda, la Cgil è a disposizione per dare un contributo attivo».

Imola, 5 giugno 2015