Cab Plus annuncia la chiusura dello stabilimento di Imola e il licenziamento di 35 lavoratori. I sindacati chiedono il tavolo di crisi in Provincia

 

Fim Fiom Uilm territoriali e la Rsu, congiuntamente alle lavoratrici e i lavoratori della Cab Plus Imola, riuniti in assemblea il 26 giugno, giudicano grave ed inaccettabile la scelta dell’azienda di licenziare tutti i 35 dipendenti imolesi per effetto della chiusura dello stabilimento di via Selice e il definitivo trasferimento della produzione a Jesi.

L’azienda del Gruppo Tiberina, operante come fornitore di componentistica di cabine movimento terra agricolo, a tre anni di distanza dalla cessazione su Imola del principale cliente (Cnh), ha comunicato il 25 giugno l’intenzione di cessare definitivamente le attività tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre 2013, con l’avvio di una procedura di mobilità per il licenziamento collettivo di tutti e 35 i lavoratori. 

Nel corso dell’assemblea le lavoratrici e i lavoratori della Cab Plus Imola hanno ribadito alla direzione aziendale l’opposizione a qualsiasi attività di spostamento delle produzioni e la mobilitazione per impedirlo.

Le organizzazioni sindacali e la Rsu hanno pertanto proclamato lo stato di agitazione e chiesto urgentemente la convocazione del tavolo di crisi provinciale. «E’ intollerabile e da scongiurare che un altro pezzo dell’economia imolese se ne vada, scaricando sui lavoratori il peso della crisi e al territorio il costo in termini di meno occupazione e di impatto sociale – commenta Stefano Pedini segretario della Fiom imolese -. Al fine di scongiurare i licenziamenti è necessario mettere in campo tutti gli strumenti che consentano di garantire per le lavoratrici e lavoratori una prospettiva di reddito e di lavoro partendo dal massimo coinvolgimento delle istituzioni a partire da quelle locali».