Sistemata una gradinata grazie allo sciopero a rovescio dei lavoratori edili

«E’ stata una bella iniziativa, ben riuscita. Tutti hanno lavorato con entusiasmo. Intendiamo organizzarla anche nel territorio imolese». Sonia Bracone, segretaria della Fille-Cgil di Imola commenta così l’iniziativa di mobilitazione organizzata unitariamente da Fenal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil dell’Emilia Romagna che si è svolta questa mattina a Bologna. Uno “sciopero a rovescio” a cui hanno partecipato un centinaio di lavoratori edili disoccupati e cassintegrati, tra cui una decina di imolesi, che hanno sistemato la scalinata della Casa delle associazioni in via Galeazza a Bologna.

Con questa iniziativa i lavoratori hanno voluto esercitare il diritto costituzionalmente riconosciuto al lavoro e dimostrare nei fatti che il lavoro da fare c’è.

«I lavoratori edili dell’Emilia Romagna non hanno più tempo per aspettare – affermano i sindacati di categoria -. La crisi del settore sta producendo livelli di disoccupazione inediti per la nostra regione. Siamo ormai al quinto anno di crisi del settore ed ancora non arrivano risposte adeguate ad affrontarla. È ovviamente importante il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, ma ciò non è risolutivo del problema prioritario che stiamo vivendo. La vera emergenza si chiama lavoro. Senza lavoro non c’è futuro, ma neanche presente. Chiediamo risposte e interventi. E’ necessario avviare, senza più rinvii, un programma generalizzato di manutenzione dell’edilizia pubblica e delle infrastrutture accompagnato da un programma di manutenzione e messa in sicurezza del territorio. Se questo significa forzare il “Patto di Stabilità” chiediamo ai nostri amministratori un atto di assunzione di responsabilità rispetto alla drammatica situazione sociale che si sta determinando nel nostro territorio che, se protratta ulteriormente, non potrà non avere delle ripercussioni gravissime e non tutte prevedibili».

Lo sciopero a rovescio si diffuse soprattutto nel dopoguerra quando i disoccupati iniziarono ad affermare, tramite il loro impegno in opere di pubblica utilità, come la costruzione di strade, acquedotti e scuole, necessarie in un Paese in ginocchio dopo la guerra, il loro diritto a lavoro. Oggi come ieri.