Venerdì 15 marzo alle 20,30 “Fare cose con le parole”, per ricordare Adele Pesce

La seconda iniziativa, organizzata CGIL, SPI-CGIL, Trama di Terre, Udi, nel mese di marzo che prosegue il percorso iniziato a novembre con la rassegna “Far vivere i diritti delle donne”, si terrà venerdì 15 marzo, alle ore 20.30 alla Sala delle Stagioni, in via Emilia 25 a Imola.

«Fare cose con le parole» è il titolo del libro di Adele Pesce, sociologa, giornalista, femminista, sindacalista della Fiom-Cgil scomparsa nel 2010, che raccoglie i suoi scritti su politica, lavoro e femminismo.

Saranno presenti all’incontro i curatori di questa antologia Vittorio Capecchi e Donata Meneghelli, figlia di Adele, entrambi docenti dell’Università di Bologna. Interverrà anche Angiolo Tavanti dell’associazione “Valore lavoro” di Bologna.

I saggi raccolti in questo volume, edito da Dedalo, prendono le mosse dagli anni ’80 del Novecento, un momento di svolta nella società italiana, in cui troviamo le radici di molte trasformazioni destinate a mutare drasticamente il panorama politico, economico e culturale: la crisi del sindacato, i mutamenti della classe operaia con l’entrata in gioco di nuove traiettorie di vita e nuove soggettività, il femminismo e l’affermarsi delle donne come soggetto politico e intellettuale, i limiti dell’esperienza della militanza nelle organizzazioni storiche, l’impatto delle nuove tecnologie sulla società e sugli individui.

Le riflessioni di Adele Pesce su questi temi si articolano a partire da una serie di interrogativi costanti, di nodi problematici che ritornano in contesti diversi: la differenza sessuale, la tensione tra dimensione individuale e processi collettivi, la contraddizione sempre aperta tra aspirazioni all’uguaglianza e senso della diversità, la dialettica tra fenomeni e categorie interpretative, tra ricerca e azione politica. Uno strumento per rileggere la nostra storia recente, ma anche per affrontare e capire il presente.

Adele la pasionaria”, così la chiamavano le colleghe della Fiom-Cgil, che così l’hanno ricordata quando se n’è andata:

«Di persona, di energia fisica e intellettuale, di passione e cultura della politica, di forza e di esperienza, di infaticabile voglia di capire e trovare, sperimentare, cercare e riprovare di nuovo. Adele, dura, lamentavano molti uomini, perché poco corrispondente allo stereotipo femminile de ”un-passo-indietro”, “del-parlo-poco-e– lavoro-tanto”, de “la-grande-politica-la-lascio-a–voi”, incurante di piacere e compiacere, spigolosa nel carattere, vestita sempre “a modo suo”, accurata e rigorosa nelle analisi, tenace nelle sue convinzioni, travolgente nel parlare, infaticabile nel lavoro sindacale: di una rara coerenza tra il dire e il fare. Adele amica generosa, capace di affetti profondi e di tenerezze antiche, occhi neri guizzanti e incalzanti, risata sonora, zazzera scura, slanci da fanciulla e maturità di madre. Adele, donna senza frontiere sperimenta significati nuovi nell’incontro tra sindacato e femminismo e afferma nel suo fare quotidiano l’autorevolezza della parola femminile. La sua energia e la sua sapienza sono state risorsa per tutte».