Pubblico impiego colpito da un altro accordo separato

Lavoratori pubblici della Cgil pronti allo sciopero per contrastare l’accordo separato siglato il 4 febbraio da Governo, Cisl e Uil sulle retribuzioni legate alla produttività, intesa che ha sancito l’ennesimo strappo per isolare la Cgil anche dal sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego. La Funzione Pubblica e Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil hanno proclamato sciopero per venerdì 25 marzo. Dal 16 febbraio è stata avviata una campagna
straordinaria di assemblee. «Questo accordo separato non porta nessun beneficio per i lavoratori pubblici e ci vuole coraggio a sostenere il contrario – dichiarano Mirella Collina e Nadia Cinti, segretarie generali della Fp-Cgil e della Flc-Cgil di Imola -. Gli effetti negativi prodotti dalla legge Brunetta e dalla manovra economica rimangono inalterati. Siglando questa intesa con il Governo, Cisl e Uil fanno perdere altro potere d’acquisto a milioni di dipendenti pubblici, moltissimi con stipendi intorno a mille euro mensili». L’accordo, infatti, recepisce il blocco della contrattazione deciso con la manovra dell’estate del 2010 (niente aumenti nazionali fino a tutto il 2013), mentre la parte accessoria del salario potrà essere incrementata solo attraverso il meccanismo premiale, autoritario e gerarchico delle cosiddette “fasce di merito”, in base al quale il 25 per cento dei dipendenti è costituito dai “bravi”, il 50 per cento dai “mediocri” e il restante 25 per cento dai “lavativi”. «Si tratta di un meccanismo sbagliato, prima sostenuto solo dal Governo e ora condiviso anche da Cisl e Uil, che dividerà i lavoratori anziché motivarli – affermano Collina e Cinti -. Purtroppo alcuni Enti del nostro circondario stanno modificando i vari regolamenti allineandosi con questa mortificante controriforma. Noi riteniamo invece che nella stragrande maggioranza i dipendenti pubblici continueranno a svolgere con coscienza il proprio lavoro».

La Cgil non ha firmato questo accordo perché in esso non vi è traccia delle vere emergenze del settore: precariato, blocco dei contratti e contrattazione integrativa, scatti di anzianità ed elezioni Rsu. Non vi è infatti alcuna soluzione per le migliaia di precari che per effetto della manovra di luglio saranno licenziati e per il precariato del comparto scuola. Non si affronta la questione salariale che riguarda oltre tre milioni di dipendenti pubblici; non si ribadiscono la validità del contratto nazionale e le prerogative della contrattazione decentrata. Nessuna certezza sulle risorse dei prossimi due anni. Infine, resteranno bloccate le elezioni per il rinnovo delle Rsu, ormai ampiamente scadute, per negare l’esercizio dei diritti sindacali ai lavoratori. «Mentre si stava lavorando tra le categorie per un documento unitario su Rsu, contratti e contrattazione integrativa – aggiungono Collina e Cinti – Cisl e Uil si incontravano con il Ministro Brunetta per concordare alle spalle della Cgil una linea comune con un Governo dal tasso di credibilità, con tutto il rispetto per le istituzioni, meno di zero e non più in grado di guidare l’Italia. Un grande sindacato come la Cgil sa di doversi impegnare quotidianamente per l’unità del mondo del lavoro perché divisi si è più deboli. Se non si raggiunge una sintesi non si dovrebbe procedere per strappi, tentando di delegittimare chi rappresenta milioni di persone ed è stato protagonista della storia democratica del Paese, difendendo i diritti e la dignità di chi lavora».

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