Lavoro: entra in vigore il collegato. 60 giorni per impugnare i licenziamenti

Con l’entrata in vigore del ‘collegato lavoro’ si introduce un termine di 60 giorni per far ricorso contro l’azienda in caso di irregolarità

Sei (o sei stato) un lavoratore con contratto a termine, a progetto, precario? Con la nuova legge n. 183/2010, conosciuta come “Collegato Lavoro” si introduce un termine capestro di 60 giorni (a partire dal 24 novembre 2010) per l’impugnazione di contratti a termine ritenuti illegittimi (cioè per rivendicare l’assunzione a tempo indeterminato) e in genere di tutti i contratti precari (a progetto, in somministrazione a tempo determinato, ecc.).
Mentre prima il lavoratore aveva la possibilità di contestare un contratto illegittimo e fare vertenza anche dopo molti mesi dalla sua conclusione – quando era certo che non sarebbe stato più richiamato per un contratto successivo – ora sarà costretto, in base all’art. 32 della legge, ad impugnarlo entro 60 giorni dalla conclusione.
Ciò significa che il lavoratore dovrà tagliare definitivamente i ponti con il datore di lavoro, contestando la legittimità del contratto e rinunciando, nei fatti, ad un possibile rinnovo del contratto stesso oppure rinunciare ai propri diritti.
Ancora più grave è il colpo di spugna che con le nuove norme si intende dare al passato: la nuova legge stabilisce che il termine di 60 giorni per impugnare i contratti precari vale anche retroattivamente (a partire sempre dal 24 novembre) per i rapporti di lavoro a tempo determinato conclusi prima dell’emanazione della legge.
Se si ritiene che il proprio contratto di lavoro passato sia viziato da irregolarità, se si ritiene che doveva essere a tempo indeterminato, se si vuole fare una vertenza, ci si deve dare da fare SUBITO: il contratto va contestato per scritto entro il 23 gennaio 2011.
La contestazione può avvenire anche con una semplice lettera (raccomandata con ricevuta di A/R) che interrompa i termini di legge. Successivamente si avranno 270 giorni a disposizione per andare davanti ad un giudice per riaffermare i propri diritti, con l’assistenza di un legale del sindacato.