La legge 194 è una legge di civiltà, aberranti sono le dichiarazioni del Sindaco Alberto Baldazzi che paragona l’aborto ad un reato di mafia

Legge 194 aberrante e aborto paragonato a reato di mafia: sono alcune delle dichiarazioni, riportate questa mattina dalla stampa locale, del Sindaco di Castel del Rio, Alberto Baldazzi.

Come Cgil consideriamo aberranti le sue dichiarazioni che, in veste istituzionale, offendono la dignità e l’intelligenza di tutte/i noi, donne e uomini. La legge 194 del 1978, ciclicamente sotto attacco, è una legge di civiltà che riconosce alle donne il diritto di scegliere una maternità consapevole e ne tutela la salute. Paragonare l’aborto ad un reato di mafia è farneticante e questo sì, ideologico e oscurantista.

Infatti dall’entrata in vigore della legge ad oggi è stato cancellato l’aborto clandestino e la conseguente altissima mortalità materna. Il Sindaco Baldazzi, prima di rilasciare dichiarazioni prive di senso, dovrebbe informarsi bene su ciò che accadeva prima dell’approvazione della legge 194.

In questi ultimi 30 anni gli aborti si sono praticamente dimezzati, portando l’Italia ad avere il tasso di abortività tra i più bassi dei paesi occidentali, e questo grazie ad una legge i cui obiettivi primari erano, e rimangono, la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete pubblica dei consultori familiari e le politiche di tutela della salute delle donne.

La caccia alle streghe del Sindaco Baldazzi ci riporta indietro nel tempo, in un tempo dove era vietato sia l’aborto che la contraccezione in quanto delitti contro la stirpe, le donne non avevano diritto di scelta, non era reato violentarle o se ne giustificava l’omicidio. Forse è questa l’alba di civiltà a cui aspira il primo cittadino di Castel del Rio?

Elisabetta Marchetti – Segretaria generale Cgil Imola