Il passo indietro del Governo sull’art. 18 non basta: ecco le critiche e le proposte della Cgil

La Cgil ha consegnato alla commissione Lavoro al Senato una “memoria” in cui elenca critiche e proposte rispetto al testo del Ddl sulla riforma di mercato del lavoro presentato dal Governo.

Sul tema della precarietà “la distanza tra gli annunci propagandistici del Governo e il testo presentato è evidente e rappresenta un arretramento rispetto ai risultati ottenuti nel confronto con le organizzazioni sindacali”.
E sugli ammortizzatori sociali sottolinea che ”i meccanismi previsti non raggiungono l’obiettivo dell’universalità, così come non c’è una risposta effettivamente inclusiva per i lavoratori discontinui”.

Le modifiche richieste dalla Cgil sono una ventina. In particolare, per quanto riguarda l’articolo 18, si sottolinea che la riconquista dello strumento del reintegro nel caso di licenziamenti economici insussistenti ”è un primo risultato che ripristina il principio di civiltà giuridica”. Partendo da questo punto la Cgil  chiede però ulteriori modifiche sia in caso di licenziamenti individuali sia in caso di licenziamenti collettivi. La velocizzazione dell’iter di giudizio, il permanere dell’onere della prova dell’impresa, al ruolo del sindacato nella conciliazione “ricostituiscono il potere di deterrenza dell’art.18 e scongiurano la pratica dei licenziamenti facili unicamente a indennizzo economico”.

Ma non basta. Partendo da questa premessa la Cgil avanza le seguenti proposte di modifica su questo specifico tema: “La disposizione reintegratoria nel caso di insussistenza di licenziamenti motivati da ragioni economiche” non sia “soggetta alla discrezionalità del giudice”, ma invece “deve essere esplicitamente prevista come sanzione per l’illegittimità del licenziamento”.

Per la CGIL “è incomprensibile e interpretabile, quindi da eliminare il termine ‘manifesta’ a proposito della insussistenza del fatto posto alla base del licenziamento per motivi economici”.

Leggi la memoria Cgil presentata alla commissione Lavoro del Senato