«Il confronto va fatto pubblicamente discutendo nel merito dei provvedimenti del Governo e del destino di questo territorio che si è impoverito». Lettera aperta del segretario generale della Cgil di Imola, Paolo Stefani

Paolo Stefani, segretario generale Cgil Imola

Paolo Stefani, segretario generale Cgil Imola

La Cgil, in tutte le sue articolazioni, non ha nessuna intenzione di creare un partito, ma di continuare a fare politica (ovviamente di sindacato in senso generale) in quanto rappresenta milioni di persone, lavoratori, pensionati, precari e disoccupati, che l’hanno delegata. Il ruolo della rappresentanza generale che ci viene consegnato è, nei fatti, un ruolo politico che si esprime dentro e fuori dai posti di lavoro attraverso la partecipazione e la contrattazione. La Cgil non rinuncia a questo ruolo solo perché cerca di imporlo il Governo di turno.

C’è un’ambiguità di fondo nel dibattito locale di questi giorni tra il Partito Democratico e la Fiom Cgil, che nasce dal fatto che questo Governo ha azzerato il confronto con le organizzazioni sindacali (uno dei cardini della nostra democrazia), facendo finta di ignorare il peso della rappresentanza e sostenendo che per cambiare le cose è necessario rompere con alcune regole del passato e, guarda caso, come primo atto si rompono le regole che tutelano i più deboli.

I decreti sul lavoro, l’attuazione del cosiddetto Jobs Act, ad oggi non cancellano nessuna forma di precariato, riducono gli ammortizzatori sociali consegnando ai lavoratori un futuro ancora più nero (come se non bastasse) ma, soprattutto, intervengono sullo Statuto dei Lavoratori per rendere possibili i licenziamenti anche di fronte a un atto illecito.

Perché nel merito è di questo che si tratta. Gli “odiosi privilegi” di cui parla il Segretario del PD imolese non sono altro che norme di tutela del lavoratore quando dimostra di avere ragione sul suo datore di lavoro che vuole licenziarlo ingiustamente.

Penso che sia legittimo che ciascuno faccia le proprie valutazioni politiche sui provvedimenti del Governo, anche se mi sfugge la necessità e l’urgenza dell’utilizzo del decreto legge per togliere i diritti, ma questo non può prescindere dalle valutazioni di merito che in questo caso servono per fare chiarezza.

In questi anni di crisi, la Cgil e le sue categorie hanno dimostrato sul campo di stare al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, mettendoci tutti i giorni la faccia, con gli strumenti a disposizione, che da domani saranno di meno proprio a causa del Jobs Act, ma non sono mai venuti meno al loro ruolo di tutela e di rappresentanza.

Troppo spesso si sfugge dal riconoscere che nel nostro Paese e anche in questo territorio, c’è un enorme calo della partecipazione e troppo spesso sentiamo delle giustificazioni che rimandano le responsabilità ad altri. Nel mondo reale, tutti i giorni tra i lavoratori, i pensionati e tra le migliaia di persone che cercano un lavoro che non c’è, si sente l’assenza ingombrante della politica, che non è più un punto di riferimento in grado di dare delle risposte.

Con le elezioni regionali non ha suonato un campanello d’allarme, ma un coro di sirene che avrebbe dovuto sentirle anche un sordo e invece di correre ai ripari, rendendosi conto che le politiche liberiste e la cancellazione dei diritti non creano lavoro ma lo impoveriscono, si continua a dispensare dati che non trovano alcun riscontro nella vita reale delle persone. E’ per questo motivo che grandi fette della società non si sentono più rappresentate dalla politica e nel Parlamento, sono diventati mondi diversi.

Noi siamo convinti che si debba ripartire dalla partecipazione, perché crediamo che il cuore della democrazia batta all’interno di un confronto tra le idee e non nelle riunioni dei gruppi dirigenti, con la consapevolezza che non importa tanto la forma con cui si sviluppa un dibattito ma è indispensabile la sostanza.

In questo vedo una grande debolezza da parte di chi il confronto lo concepisce mettendosi in cattedra a dispensare una sorta di pensiero unico, perché credo anche che alla lunga possa diventare pericoloso per la tenuta stessa della democrazia.

La Cgil non si è mai sottratta al confronto, anzi ultimamente lo cerca senza avere interlocutori e questa discussione sul lavoro, che necessita della massima trasparenza, andrebbe fatta pubblicamente sul merito dei decreti e delle linee guida del Jobs Act, ma anche più in generale sul destino di un territorio che si è impoverito, con una disoccupazione insostenibile e con alcune situazioni critiche che non corrispondono a tanto sbandierato ottimismo.

Invitiamo quindi il segretario imolese del PD Raccagna a misurarsi in un confronto pubblico che permetta di uscire fuori dalle logiche dei botta e risposta sulla stampa, accettando il fatto che la democrazia è fatta di regole e di tempi e la storia ci insegna che le scorciatoie sono dannose.

Paolo Stefani

Segretario Generale Cgil Imola