“Far vivere i diritti della donne”: al via una rassegna contro la violenza

“Far vivere i diritti delle donne” è la rassegna organizzata da Trama di Terre – centro interculturale delle donne, Udi Imola, coordinamento donne Cgil e Spi-Cgil, con il patrocinio della piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni Cedaw” (XXX anniversario della Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne). Prevede un percorso modulare di eventi formativi, culturali, sociali centrati sulla cultura di genere, a partire da novembre fino a luglio 2013.

Inoltre, in vista del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, venerdì 9 e 16 novembre, dalle 18 alle 19, e domenica 25 novembre, dalle 10 alle 12, saranno organizzate delle manifestazioni pubbliche in piazza Matteotti a Imola per dire no alla violenza sulle donne.

Nel primo modulo, che si svilupperà da novembre a gennaio, si affronterà il tema “Violenza sulle donne: chi fa cosa e quando?”. Dall’inizio del 2012 in Italia già più di 100 donne sono state uccise, prevalentemente da padri, mariti, fidanzati, ex, spesso dopo essersi già rivolte a forze dell’ordine, ospedali, servizi sociali per chiedere aiuto. Il numero continua a crescere e questa non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno che ci tocca tutte a prescindere dal colore della pelle, dalla cultura, dalla religione o dalla classe sociale di appartenenza.

Nell’incontro di venerdì 9 novembre, alle 20 al centro Interculturale delle donne di Trama di Terre, in via Aldrovandi a Imola, Assunta Signorelli, psichiatra dell’équipe di Basaglia introdurrà il tema “La salute delle donne è un bene pubblico”. La salute, fisica e mentale, delle donne non è una questione privata ma un percorso collettivo di consapevolezza e di presa di parola sui propri diritti di autodeterminazione. Anche l’uscita dalla violenza non può essere medicalizzata e trattata come un problema delle singole donne, ma deve diventare un’occasione di messa in discussione delle società nel loro complesso.

“Lavorare con le donne in situazioni di vulnerabilità” sarà l’argomento dell’incontro di formazione, coordinato sempre da Assunta Signorelli, psichiatra dell’equipe di Basaglia, rivolto a operatrici e operatori dei servizi, di sportelli permigranti e di strutture di accoglienza, insegnanti, assistenti sociali, forze dell’ordine, che si terrà sabato 10 novembre. Per informazioni e iscrizioni: segreteria@tramaditerre.org

Giovedì 22 novembre sarà la volta di “Chi è il maestro del lupo cattivo?”: in uno straordinario lavoro fotografico durato vent’anni per le strade di Milano, Ico Gasparri mostra l’utilizzo sessista del corpo della donna che viene fatto nei manifesti pubblicitari, in un impressionante mix di arroganza, ignoranza, quotidiana violenza inconsapevolmente introiettata dalle/dagli abitanti della città. All’incontro, alle ore 20 al centro interculturale delle donne di Trama di Terre, saranno presenti Ico Gasparri, fotografo e autore del libro, e Alessio Miceli, presidente dell’associazione Maschile Plurale.

Martedì 18 dicembre, alle ore 20 alle Sala delle Stagioni, in via Emilia 25 a Imola, verrà presentata la ricerca di Trama di terre “Genere e migrazioni: comprendere gli effetti delle discriminazioni multiple”, a proposito delle diverse forme di discriminazione che si sommano nelle vite di molte donne migranti, legate a genere, età, classe sociale e provenienza geografica. Interverranno Elena Laurenzi e Patrizia Randini, curatrici della ricerca. Il tema sarà approfondito dalle due relatrici, assieme ai referenti della rete antidiscriminazioni della Regione Emilia Romagna, il giorno successivo mercoledì 19 dicembre nell’incontro di formazione “Genere e migrazioni: comprendere gli effetti delle discriminazioni multiple” rivolto a operatrici e operatori dei servizi, di sportelli per migranti e di strutture di accoglienza, insegnanti, assistenti sociali, forze dell’ordine. Per informazioni e iscrizioni: segreteria@tramaditerre.org

A febbraio inizierà il secondo modulo che si prefigge di “Nutrire la memoria per non perdere i diritti”. Avere memoria significa possedere informazioni e conoscenze per capire chi siamo ed essere libere protagoniste della propria vita. La storia delle donne è una storia di trasmissione fra generazioni e fra donne singole, una storia che quando ha prodotto fatti dirompenti ha cambiato la vita e le possibilità per tutte. Senza questo riconoscimento c’è poca prospettiva per tutte: giovani, meno giovani, italiane, straniere.

Da maggio a luglio si svilupperà il terzo modulo incentrato sul tema “Donne al lavoro”. La Costituzione italiana afferma il principio di parità tra lavoratrici e lavoratori, ma nel nostro Paese continuano a perdurare squilibri e discriminazioni nella partecipazione femminile al lavoro, nella conciliazione/condivisione tra famiglia e lavoro, nella tutela della maternità, nella retribuzione percepita, nella rappresentanza. La nascita di un figlio risulta essere, ancora oggi, la principale causa di abbandono del lavoro. In Emilia Romagna, nel 2011, sono state 1.520 le donne che hanno lasciato il lavoro durante il primo anno di età del loro bambino. Il lavoro che chiede il massimo della flessibilità si dimostra inflessibile rispetto ai tempi del lavoro di cura. In questo divario ci sono solitudine, difficoltà, precariato, discriminazioni, mobbing, pesantezze fisiche e psicologiche a cui si può sommare l’ulteriore vulnerabilità dettata dall’essere migrante.

“Il contesto di crisi economica ma anche il degrado delle relazioni sociali e fra i generi che si è esteso negli ultimi due decenni, in assenza di politiche in grado di affrontare i problemi, sembrano aver cancellato la memoria dell’impegno collettivo di diverse generazioni di donne e la cultura innovativa che l’ha sostenuto. Per questo pensiamo – spiegano le organizzatrici della rassegna – sussista anche una questione culturale che riaffermi il valore delle differenze come condizione imprescindibile di sopravvivenza e di progresso civile nonché di benessere. Ripartiamo quindi da qui, nella speranza di rivitalizzare la voglia di capire, di dialogare, di confrontarsi e di confliggere per cercare soluzioni e costruire risposte efficaci. Gli impegni presi dalle istituzioni del nostro Paese non rientrano ancora tra le priorità delle agende politiche locali e nazionali e necessitano di essere ricordati a gran voce da tutte le donne, giovani e anziane, italiane e migranti, insieme”.