Domande di cittadinanza solo on line, campo libero a faccendieri e approfittatori

cittadinanzaDallo scorso 18 maggio, il ministero dell’Interno ha predisposto che l’invio delle domande di cittadinanza avvenga esclusivamente attraverso procedura telematica. Ad oggi i patronati, che finora hanno sempre fornito all’utenza assistenza gratuita nella compilazione del modulo cartaceo per la richiesta di cittadinanza, sono esclusi dall’accesso telematico. La compilazione e l’invio della pratica on-line può avvenire solo da parte dell’interessato attraverso l’utilizzo del proprio Pin, ottenuto con la registrazione sul sito del Ministero.

«Questa nuova modalità per molti è un deterrente, dal momento che non hanno né la strumentazione (connessione internet e scanner per la scansione dei documenti), né le competenze informatiche necessarie per poter presentare la domanda – affermano Paolo Stefani, segretario generale della Cgil di Imola, e Nicola Ballarano, responsabile dell’ufficio immigrati del Patronato Inca -. Per di più si nega loro la possibilità di trovare assistenza gratuita presso i patronati che fino allo scorso 18 giugno hanno svolto, sottolineiamo, gratuitamente per gli utenti e senza alcun compenso da parte dello Stato, la verifica dei requisiti e della documentazione per l’ottenimento della cittadinanza, velocizzando di fatto l’istruttoria da parte del Ministero, che ora invece si dovrà fare carico, in un contesto di risorse limitate, di un lavoro straordinario di verifica e controllo, vanificando di fatto l’obiettivo di velocizzare la procedura. Ma quello che è più grave è dar campo libero a faccendieri senza scrupoli, che nel campo dell’immigrazione trovano terreno fertile, il cui unico interesse è lucrare, che non si preoccuperanno affatto di seguire tutto l’iter procedurale, integrando la documentazione se richiesto o rapportandosi con la prefettura, come hanno fatto finora i patronati. E’ altissima la probabilità che, affidandosi a speculatori incompetenti, gli utenti perdano tempo e soprattutto denaro. Per la presentazione della domanda, infatti, sono richiesti documenti originali ottenuti e legalizzati nel paese di origine, che hanno una scadenza e implicano un costo, oltre al pagamento di una tassa di 200 euro».

Delle oltre 14 mila domande di cittadinanza che ogni anno vengono inoltrate nella nostra regione, la stragrande maggioranza delle quali è gestita attraverso l’attività dei Patronati, circa un centinaio all’anno dall’Inca di Imola, che operano in osservanza di una specifica normativa che ne regola l’attività e ne dispone il funzionamento e le finalità anche in tema di immigrazione (art.7 comma 1 L.152/2001) affidandogli, tra le funzioni, quella di assicurare l’assistenza e tutela degli stranieri e apolidi.

L’Inca Cgil, come gli altri patronati, chiede pertanto al Ministero di poter accedere al sistema telematico nelle modalità già in uso almeno per le altre tipologie di istanze (permessi e carte di soggiorno, ricongiungimenti ecc), ma ad oggi, nonostante le sollecitazioni, non è stata data alcuna risposta per risolvere il problema. Una soluzione temporanea potrebbe essere autorizzare l’invio delle domande sia in modalità on line sia in modalità cartacea, fino a quando non si giunga ad una definitiva risoluzione.