Crisi Cesi: “La cooperazione si deve interrogare”

Paolo Stefani, segretario generale Cgil Imola

Paolo Stefani, segretario generale Cgil Imola

La profonda crisi che sta attraversando il settore delle costruzioni è destinata a cambiare radicalmente e in negativo le coordinate sulla quale si regge una parte importante dell’economia del nostro Circondario.
Tuttavia la decisione assunta dal gruppo dirigente della Coop Cesi di avviare la procedura di liquidazione coatta, che di fatto ha escluso da qualsiasi decisione sia la base sociale che i lavoratori salvo poi informarli a cose fatte, pone al movimento cooperativo nuovi e inediti interrogativi che travalicano il perimetro dell’azienda e, in questo caso, il metodo adottato coincide drammaticamente con il merito.

Ad aggravare il quadro già drammatico è l’enorme dimensione dell’indotto, del quale sappiamo solo che sono oltre 1100 i fornitori che vantano crediti molti dei quali potrebbero essere nel Circondario imolese, che ci porta ad una ulteriore preoccupazione in quanto non saranno solo le lavoratrici e i lavoratori della Coop Cesi a pagare un prezzo altissimo per gli errori del gruppo dirigente dell’azienda, ma anche le migliaia di lavoratori che avevano offerto la loro professionalità e competenza.

Già in altre occasioni abbiamo assistito nel nostro territorio a decisioni scellerate compiute da gruppi dirigenti di altre cooperative che scelgono di muoversi fuori dai confini e dai valori della cooperazione calpestando anche le regole più elementari sulle quali poggiano le scelte associative, di solidarietà e di mutualità.

Diventa pertanto urgente aprire un ampio confronto, proprio nella capitale riconosciuta della cooperazione, sulle modalità con cui si intende stare in campo per il futuro e sul ruolo che i soci lavoratori intendono esercitare sul tema della partecipazione attiva alla gestione dell’impresa.
Sono lontani i tempi in cui si dibatteva sul significato dell’autogestione nella sua accezione più ampia che comprendeva il modello partecipativo come espressione di crescita individuale e collettiva, oggi prevale in maniera più o meno generalizzata il principio della delega in bianco che viene affidata ai gruppi dirigenti di turno e l’assemblea dei soci, in tanti casi, viene chiamata solo a ratificare le decisioni già assunte.

Per quanto riguarda la Cgil di Imola il modello cooperativo e la responsabilità sociale dell’impresa, che in questo caso si articola nella dimensione collettiva, rimane una delle migliori possibilità di sviluppo del territorio, ma questo può avvenire solo a condizione che si recuperi rapidamente il senso profondo della sua esistenza.
Riteniamo che solo attraverso i processi democratici e partecipativi si possano recuperare quell’insieme di valori che hanno permesso a questo territorio lo straordinario sviluppo economico e sociale del quale tutti ancora godiamo e sui quali è possibile avviare una nuova fase di crescita del Circondario.

Paolo Stefani, segretario generale Cgil Imola